Roch'n'Rua Freeriders Torino

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Lunghi giorni e piacevoli notti!

Il solito zio o la teoria dell'imbuto.

Posted by Roch 'n' Rua

Una delle cose che mi "raccontava" mio padre, una di quelle cose che prendi, fai entrare in un orecchio, passare senza badarci attraverso la tua materia grigia, ed uscire velocemente dall'orecchio opposto, era la teoria dell'imbuto.
Mi diceva sempre di stare attento perchè quando sei appena nato c'è tutto il mondo ai tuoi piedi, tutto il mondo che aspetta un tuo mugolio o sorriso o ditino alzato, tutto il mondo a dire che "oh ma quanto è bello, com'è dolce" e via così.
Poi piano piano qualcuno comincia a trovarti un po' rumoroso, qualcun altro magari non troppo brillante a scuola (o troppo brillante ma anche troppo servizievole): successivamente qualcuno ti comincerà a trovare il fidanzatino non adatto alla sua bambina, poi magari lo scapezzato che fuma a 16 anni, poi quello che va veloce in auto o che usa la moto e via così finchè un giorno non avrai altro che una buona parte del mondo che ti considera un vecchietto, magari neanche simpatico e comunque noioso e poco utile (quando non un peso).
Proprio come un imbuto, sarai passato da un amore quasi universale nei tuoi confronti all'amore, se ti va bene, di quattro o cinque persone.
La raccomandazione che mi faceva era quella di stare attento a capire quali sarebbero state quelle 4 o 5 persone e di cercare di meritarmi il loro amore come loro avrebbero dovuto cercare di meritarsi il mio.
Crescendo, almeno anagraficamente, devo ammetter che sto sempre di più notando come - anche se non per ragioni "cattive" ma semplicmente per stupide questioni di tempo, impegni e quant'altro - le pareti del mio imbuto sono sempre più scoscese.
Qualche tempo fa, uno zio è stato male: mi sono un po' spaventato - forse un po' è poco - anche per il tipo di malore che ha avuto e che mi è (troppo) familiare.
Ho chiesto alla moglie di interessarsi (non ce n'era bisogno, lo avrebbe fatto sicuramente di suo) e dalla moglie mi sono fatto tenere informato: qualche giorno fa l'ho incontrato e, sebbene in forma, ho notato i postumi dell'incidente ancora visibilli.
E ho pensato all'imbuto.
E non mi è sembrato giusto: insomma, colpa mia, niente da dire.
Non sono stato in grado di aggrapparmi un po' più forte alle pareti dell'utensile? Direi di sì.
E non mi sono piaciuto granchè.
Potrei addurre un milione di motivazioni, alcune o molte anche piuttosto valide, ma nessuna mi farebbe sentire migliore quindi evito di tirarle fuori: una volta di più, e se possibile con ancor più veemenza, mi ripropongo di essere maggiormente capace di rallentare.
E ogni tanto, mettere la freccia per godermi il panorama.
Perchè il paesaggio passa ma bisogna essere onesti e capaci di restituire a lui quanto lui ti offre con il suo spettacolo: un'occhiata fugace per lui non è nulla, per ricambiarlo ci vogliono una lunga ed appassionata sosta, una birra fredda bevuta lentamente ed una sigaretta fumata con calma.

Comments (1)

Rileggere certe parole mi fa pensare che si può davvero a volte perdere di vista quanto è più importante il viaggio, metaforicamente parlando, rispetto alla destinazione a cui ciascuno di noi vuole arrivare.....com'è vera la teoria dell'imbuto, già già.....

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