Roch'n'Rua Freeriders Torino

Roch'n'Rua Freeriders Torino
Lunghi giorni e piacevoli notti!

Mah....

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Tu esci di casa e riprendi la macchina dopo 4 o 5 giorni che l'avevi lasciata parcheggiata in strada.
Avvicinandoti ti accorgi che qualcuno ti ha fregato i copri coppa.
E ti domandi:
ma porca miseria ( a parte che ti piacerebbe strappare il cuore a chi te li ha fregati....) ma cosa se ne fanno di 4 copricoppa in plastica di una picasso?
Ma non potevano spendere 20 euro per comprarseli?
O lasciare le loro coppe scoperte?

Qui non è questione di dire "Ok aveva bisogno...." "E' in difficoltà...."

Unendo l'accaduto a quando hai trovato lo specchietto rotto per gioco (tutti quelli dell'isolato dove avevi parcheggiato erano rotti) o quando ti hanno fregato i tergicristalli, ti viene proprio da chiederti in che posto vivi....


Buon week end!

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Benzina.....

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gli aderenti all'offerta ENI a Torino.....

Johnny, indovina un po'

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Vediamo se qualcuno di voi che non ci piacciono le moto cancello indovina la base di questa cafè racer.....


Piccola verità e caramelle

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Blamblinè a Viviere

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Tutto perfetto... o quasi!
Un bel po' di pioggia al ritorno, Ciccio che sperimenta per la prima volta la sensazione del casco Jet senza parabrezza durante un temporale, con le gocce che sembrano sassate sulla pelle e la macchina che porta fumne e bambini che fa i capricci.
Ma una strada che, quando lasciata la statale comincia a salire sulla montagna, offre uno spettacolo veramente accattivante.
Oggi, macchina dal meccanico e stamattina mi sa che si comincia a stacare anche il cavo dell'accelleratore di Rottame. Spero che non aprendo tanto il gas duri ancora un po', e se proprio non dura faremo come l'altra volta.... giù di pollice sull'asticella!






























Più di tre ore e mezza

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Questa volta l'ho perso, sarà l'età....

L'abbraccio di Bruce: «Lotto con voi»

Springsteen canta la crisi e ricorda il terremoto

The Boss in concerto a San Siro: ovazione per lui (Ansa)The Boss in concerto a San Siro: ovazione per lui (Ansa)
MILANO - Il Boss ha sempre il sorriso. Quando gioca col pupazzo gonfiabile cui hanno appiccicato la sua faccia, quando sbaglia l'attacco di «No Surrender», o quando Little Steven in un finale fuori programma gli fa la doccia, ma anche nei momenti più duri del concerto di ieri a San Siro, prima data italiana del Wrecking Ball Tour che prosegue a Firenze il 10 e a Trieste l'11. Sorride, ma uno Springsteen così nero non lo si è mai visto. Nero per la crisi finanziaria che ha reso ancora più precaria quella working class cui solo lui riesce a dare voce, quell'America che prova a sostenere moralmente nelle canzoni dell'ultimo album prendendo di mira gli avidi finanzieri di Wall Street.
«I tempi sono stati molto duri - dice dal palco introducendo la dolente ballad «Jack of All Trades» in cui racconta di un disperato che sa fare tutto ma non riesce a trovare lavoro -. La gente ha perso il lavoro e la casa. So che anche qui è stato durissimo (e parte il boato, ndr ) e i recenti terremoti hanno contribuito alla tragedia. Questa è una canzone per tutti quelli che stanno lottando».
Nero anche nei suoni. Sono in sedici, lui escluso, sul palco. E 60 mila a vederli (altri 70 mila nelle prossime due date). C'è la E-Street Band che continua a macinare chilometri e rock. In questi anni ha perso qualche pezzo, prima Danny Federici e l'anno scorso Clarence Clemons (ricordati da due spazi vuoti illuminati sul palco durante «My City of Ruins» e per Big Man c'è anche un minuto di silenzio nel finale di «Tenth Avenue Freeze Out» mentre scorrono i suoi ritratti), e per darle sostegno Bruce ha chiamato una sezione di fiati e dei coristi che virano intensamente verso le radici della musica black.
Gli occhi sono tutti per Jake Clemons, nipote di Clarence, capigliatura afro e timidi occhialini. Il suo momento arriva presto. Al terzo pezzo, un classico come «Badlands», il primo assolo: non avrà il carisma dello zio ma i polmoni ci sono già. Il prato visto dall'alto sembra rimbalzare e il Boss approfitta di quel paio di decibel in più concessi dal Comune (ci avviciniamo all'Europa). È già festa. E andrà avanti per più di tre ore e mezza.
Due passi indietro. Si parte con due brani del disco nuovo, già ben digerito dai fan: «We Take Care of Our Own» e «Wrecking Ball». Poco dopo ecco l'anima nera con il gospel di «My City of Ruins» che ha una base presa in prestito da mister Curtis Mayfield. E qui, in italiano, il rocker si gioca la carta del family man, del buon padre di famiglia. Presenta la band e visto che la moglie non c'è chiede, in italiano: «Dov'è Patti? A casa con i figli». Più avanti fa il babbo e su «Waitin' on a Sunny Day» prende una bimba, la mette sul palco e la fa cantare spupazzandosela tutta.
Ancora il cuore nero con «Spirit in the Night» e «E-Street Shuffle». Ma anche più avanti con «Shackled and Drawn». Beninteso, il rock non è sparito. Adesso ha un colore in più. E torna, in purezza, quando il Boss pesca dal passato: «Born in the Usa», «Born to Run», «Dancing in the Dark». Il finale regala un'incredibile emozione. Bruce va oltre la scaletta annunciata e regala «Glory Days» e «Twist and Shout»: «Milano è il mio pubblico numero 1», grida. Ce ne sono pochi come lui che sanno prendere uno spettacolo per mano e portarlo dove preferiscono, dai luoghi dell'anima ai muscoli del corpo, sempre in sospeso fra cuore e sudore, fra sogni e ricordi, bipartisan visto che ci sono sia Bobo Maroni che il sindaco Giuliano Pisapia (anche Eros Ramazzotti e il produttore cinematografico Domenico Procacci). Un fiume senza sosta, one-two-three-four e si riparte sull'ultima nota. La crisi, per qualche ora almeno, può aspettare.