Più di tre ore e mezza
Posted by Roch 'n' Rua | Posted in Bruce , Bruce Springsteen , concerto , e-street , e-street band , estreet , milano , rock , s. siro , san siro , springsteen
Questa volta l'ho perso, sarà l'età....
L'abbraccio di Bruce: «Lotto con voi»
Springsteen canta la crisi e ricorda il terremoto
«I tempi sono stati molto duri - dice dal palco introducendo la dolente ballad «Jack of All Trades» in cui racconta di un disperato che sa fare tutto ma non riesce a trovare lavoro -. La gente ha perso il lavoro e la casa. So che anche qui è stato durissimo (e parte il boato, ndr ) e i recenti terremoti hanno contribuito alla tragedia. Questa è una canzone per tutti quelli che stanno lottando».
Nero anche nei suoni. Sono in sedici, lui escluso, sul palco. E 60 mila a vederli (altri 70 mila nelle prossime due date). C'è la E-Street Band che continua a macinare chilometri e rock. In questi anni ha perso qualche pezzo, prima Danny Federici e l'anno scorso Clarence Clemons (ricordati da due spazi vuoti illuminati sul palco durante «My City of Ruins» e per Big Man c'è anche un minuto di silenzio nel finale di «Tenth Avenue Freeze Out» mentre scorrono i suoi ritratti), e per darle sostegno Bruce ha chiamato una sezione di fiati e dei coristi che virano intensamente verso le radici della musica black.
Gli occhi sono tutti per Jake Clemons, nipote di Clarence, capigliatura afro e timidi occhialini. Il suo momento arriva presto. Al terzo pezzo, un classico come «Badlands», il primo assolo: non avrà il carisma dello zio ma i polmoni ci sono già. Il prato visto dall'alto sembra rimbalzare e il Boss approfitta di quel paio di decibel in più concessi dal Comune (ci avviciniamo all'Europa). È già festa. E andrà avanti per più di tre ore e mezza.
Due passi indietro. Si parte con due brani del disco nuovo, già ben digerito dai fan: «We Take Care of Our Own» e «Wrecking Ball». Poco dopo ecco l'anima nera con il gospel di «My City of Ruins» che ha una base presa in prestito da mister Curtis Mayfield. E qui, in italiano, il rocker si gioca la carta del family man, del buon padre di famiglia. Presenta la band e visto che la moglie non c'è chiede, in italiano: «Dov'è Patti? A casa con i figli». Più avanti fa il babbo e su «Waitin' on a Sunny Day» prende una bimba, la mette sul palco e la fa cantare spupazzandosela tutta.
Ancora il cuore nero con «Spirit in the Night» e «E-Street Shuffle». Ma anche più avanti con «Shackled and Drawn». Beninteso, il rock non è sparito. Adesso ha un colore in più. E torna, in purezza, quando il Boss pesca dal passato: «Born in the Usa», «Born to Run», «Dancing in the Dark». Il finale regala un'incredibile emozione. Bruce va oltre la scaletta annunciata e regala «Glory Days» e «Twist and Shout»: «Milano è il mio pubblico numero 1», grida. Ce ne sono pochi come lui che sanno prendere uno spettacolo per mano e portarlo dove preferiscono, dai luoghi dell'anima ai muscoli del corpo, sempre in sospeso fra cuore e sudore, fra sogni e ricordi, bipartisan visto che ci sono sia Bobo Maroni che il sindaco Giuliano Pisapia (anche Eros Ramazzotti e il produttore cinematografico Domenico Procacci). Un fiume senza sosta, one-two-three-four e si riparte sull'ultima nota. La crisi, per qualche ora almeno, può aspettare.

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